La visione di Stephen Constantine

La visione di Stephen Constantine

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Quando pensiamo ad allenatori britannici, prendiamo ad esempio quelli inglesi, li collochiamo sempre in un ambiente d’oltremanica. Lo stesso discorso vale con i calciatori, di cui facciamo fatica ad immaginare che compiano gesta eroiche lontani da quella zona collocata sopra il corso d’acqua che la separa dalla Francia. E’ innegabile che quando qualcuno esce dalla zona, pensiamo ad un David Moyes nel campionato spagnolo, viene visto quasi come un viaggiatore da neo colonialismo. Suona e viene percepito in modo atipico, come se tali allenatori o calciatori stessero facendo un qualcosa di sbagliato o di inspiegabile. Ormai il massimo campionato inglese viene visto come un punto di arrivo e non un punto di partenza, quindi il britannico che lascia l’oltremanica lo percepiamo come un pesce fuor d’acqua.
Anche se non prettamente inglese, Stephen Constantine è stato, è e sarà l’esatto opposto di questo personaggio che ci siamo creati nella nostra mente. Il fatto che non sia puramente inglese, avendo una metà cipriota, e che non abbia avuto un’infanzia regolare nel suolo inglese, saltando da una parte all’altra delle nazioni interessate, ci permette di non parlare di lui come il classico allenatore inglese. Nonostante ciò, anche lui vede il tutto con gli stessi occhi nostri: allenare in Inghilterra è un sogno, un traguardo, un must, anche in leghe molto basse, alle porte della non league.

“I started applying for English jobs after I got my FA full badge in 1996. By the time I left Nepal, I was ralentless. If I read that a manager had left a Football League club, that was it: I faxed or emailed my CV. I must have applied to half the full time teams in England”

Nel suo libro autobiografico, “From Delhi to the Den”, il nativo londinese ci delizia con un’infinità di aneddoti riguardanti la sua carriera da allenatore, quasi sempre passata in paesi in cui il calcio è un continuo cantiere aperto. Due sono i concetti che continua a ripetere: la poca professionalità calcistica nelle nazionali in cui va ad allenare, nonostante lo seguano in tutto e per tutto, e la voglia di essere qualcuno nella nazione che gli ha dato i natali.
La vita di Stephen Constantine, permettendomi, oltre al fatto di essere piena di colpi di scena e di ventate transcontinentali, sembra essere ricamata intorno ad un enorme buco. Immaginatevi una maglia invernale, creata da una vostra nonna, e nel centro un enorme buco. Tale buco, per S.C., è il fatto di non essere stato nessuno, e probabilmente mai lo sarà, in Inghilterra. Quando parla del suo periodo al Millwall, dove era una specie di assistente, si percepisce tanto rammarico. Quando parla della mentalità dirigenziale britannica, si percepisce altrettanto rammarico.

“In 2006, McClaren left Middlesbrough to become England manager. Boro were a Premier League team and could have picked from 99.9 % of managers around the world. Instead they chose their captain, Gareth Southgate. He didn’t even have the Pro License, which broke the league’s own rules. When you’ve spent years doing those courses that’s a kick in the teeth”

La ragione sembra essere dalla sua parte, dopotutto quante ne abbiamo viste di queste vicende? Il fatto è che, analizzando la carriera di tale allenatore, viene da farsi un paio di domande: è tutta colpa della federazione inglese o no? E’ veramente valido come allenatore? Si ritrova sempre ad allenare in luoghi sperduti perché la sua visione di se stesso è forse un po’ troppo pompata? La sua non esperienza da calciatore influenza così tanto quella da allenatore?
Noi vogliamo stare dalla sua parte, vederlo come un paladino del calcio in zone remote del mondo. Vogliamo continuare ad immaginarlo docente in Sudan, per dire, o capo allenatore di qualche squadra dimentica nella terra cipriota che l’ha allevato ed accudito.

(Foto tratta da: worldfootballindex.com)

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La storia si presenta in casa dei tre fratelli Mason

La storia si presenta in casa dei tre fratelli Mason

Sholing è un piccolo distretto nella parte est della città di Southampton, quindi stiamo parlando del “profondo mezzogiorno” inglese. In tale parte della città è presente la Silverlake Arena, stadio del Sholing FC, quest’ultima compagine militante nella Division One South & West della Southern Football League (terzo livello del National League System).
Un complesso che si trova a 3 miglia dal più famoso St. Mary’s Stadium, casa del Southampton, che si trova più verso la città e dall’altra parte del fiume Itchen. La casa del Boatems, così vengono denominati, si trova invece in una zona verde, molto simile a quelle che vediamo nei programmi britannici quando i conduttori provano le vetture in zone remote che sembrano disabitate.

Tramite googlemaps siamo stati in grado di risalire all'entrare nel complesso sportivo del Sholing FC
Tramite googlemaps siamo stati in grado di risalire all’entrare nel complesso sportivo del Sholing FC

Una realtà così lontana dai giornali, una realtà provinciale, una realtà quasi nostalgica. Vi starete chiedendo :

Per quale motivo stiamo leggendo questo articolo?

La verità è che in data 17 Gennaio 2015 tale realtà si è fatta sentire, grazie a tre fratelli.

I fratelli Mason.

Barry Mason, 30 anni, centrocampista
Barry Mason, 30 anni, centrocampista

Daniel Mason, 23 anni, attaccante
Daniel Mason, 23 anni, attaccante

Byron Mason, 28 anni, centrocampista
Byron Mason, 28 anni, centrocampista

Sono diventati popolari perché nella partita contro lo Shortwood United hanno segnato una rete cadauno. La partita è terminata con il risultato di 3-3, lasciando il Sholing in 17a posizione (su 22), ma un fatto del genere non accadeva dal lontano 1978. All’epoca erano i fratelli Fenoughty (Tom, Nick, Micky) e per maggiori info vi rimandiamo a questo link.
La realtà britannica è bella anche per queste situazioni, dove nelle maggiori testate di stampa vengono ritagliati spazi a favore di tali informazioni. Ma noi vi offriamo altro, per avere maggiori nozioni riguardanti i tre fratelli Mason, quindi vi rimandiamo a questo articolo “famigliare”.

L’obiettivo del redivivo Jonas Gutierrez

L’obiettivo del redivivo Jonas Gutierrez

Era il 19 Maggio 2013 quando il Newcastle ospitò l’Arsenal tra le mura amiche. Una sconfitta non fa mai piacere, vista la vittoria dei Gunners per 1-0, ma quella giornata Jonas Gutierrez se la ricorderà per un altro motivo : 90′ giocati e impatto di gioco contro Bacary Sagna, che gli causa un forte dolore ai testicoli. Una fitta apparentemente normale, “non è niente di che” dicono i medici della società.
All’argentino torna il dolore con l’avvio della stagione successiva (2013/2014). Testicolo sinistro gonfio e infiammato, quindi “cosa facciamo“? Visita con gli ultrasuoni, specialistica. Risultato? Presenza di un cancro, da operare nei giorni successivi.

Jonas Gutierrez nella sfida del 19 Maggio 2013 contro l'Arsenal. Alla sua sinistra, Bacary Sagna (gettyimages.com)
Jonas Gutierrez nella sfida del 19 Maggio 2013 contro l’Arsenal. Alla sua sinistra, Bacary Sagna (gettyimages.com)

Il 5 Ottobre 2013 è il giorno della sua ultima partita con il Newcastle e il primo di quella che si rivela una propria agonia : viene operato, si rimette, non trova spazio nei Magpies e viene spedito in prestito al Norwich City, dove giocherà solamente quattro partite.
Finita? No, per nulla.
In estate torna per una visita di routine e i dottori gli dicono che il cancro si è diffuso in altre parti del corpo. Terrore. Altra operazione, altro ciclo di chemioterapie in Argentina e così decide di uscire allo scoperto, dopo aver tenuto la notizia lontana dai riflettori.

Alle persone che mi chiedevano perché mi ero tagliato i capelli, rispondevo che avevo deciso di radermi del tutto

Il 31enne argentino nella sua prima partita con l'U-21 del Newcastle, lo scorso 22 Dicembre, dove ha giocato 87' (nufc.co.uk)
Il 31enne argentino nella sua prima partita con l’U-21 del Newcastle, lo scorso 22 Dicembre, dove ha giocato 87′ (nufc.co.uk)

Due giorni fa ha siglato la prima rete, con un preciso tiro a giro da fuori area, nell’U-21 del Newcastle che sta guidando, con la fascia da capitano, ma l’obiettivo a breve termine sembra essere ben preciso :

Sì, ho giocato ai Mondiali, ma se mi sarà concesso di indossare nuovamente la maglia della prima squadra del Newcastle, quello sarà il momento più bello della mia carriera

Will Hughes : il futuro o il presente?

Will Hughes : il futuro o il presente?

Se cammini per le vie di Weybridge, piccola città del distretto di Surrey (profondo sud-est inglese), e chiedi alle persone se qualche celebrità è nata o passata da quelle parti, di certo nessuno ti risponde con una semplice affermazione negativa. John Lennon, Ringo Starr e Tom Jones negli anni 60; ultimamente Cliff Richard. Poca gente, sì, ma l’orgoglio dei residenti si fa notare : “Ci siamo anche noi, ecco”. Il problema arriva quando la domanda diventa più specifica, quindi se qualche celebrità è nata e cresciuta in quella cittadina. Omertà dilagante, volti senza espressione e udito debole.
Will Hughes è nato in quella zona, nel 1995, ma probabilmente non sanno nemmeno chi è. Dopotutto, all’età di due anni la famiglia l’ha portato a Derby, nel centro-nord. Non una città dietro l’angolo, ecco.

Will Hughes, l'unico vero biondo del gruppo, in una foto con le giovanili del Mickleover Jubilee (periodo 2007-2011)
Will Hughes, l’unico vero biondo del gruppo, in una foto con le giovanili del Mickleover Jubilee (periodo 2007-2011) (foto : gettyimages)

Con il numero 19 sulla schiena, il “giovane biondo” è diventato il pilastro del Derby County degli ultimi tre anni. Centrocampista centrale, difensivo e allo stesso tempo offensivo, con la sua qualità nel tocco e nel controllo della palla è riuscito ad innalzare il livello di gioco di una squadra che dal tracollo in Premier League, ultima nella stagione 2007/08, viaggiava nella parte bassa pure della classifica di Championship. I Rams sono famosi per far seguire a stagioni fallimentari delle stagioni totalmente inverse, quindi non è una novità, ma la qualità di gioco di Will Hughes ha, e non poco, fatto la sua parte.
12° nel 2011/12 (3 presenze), 10° nel 2012/13 (35 presenze), 3° nella stagione scorsa (41 presenze). Un 24 Maggio 2014 in cui, se non ci fosse stato il QPR e Bobby Zamora in quell’ultima sfida a Wembley, il giovane nativo di Weybridge avrebbe festeggiato il suo approdo in Premier League.

24 Maggio 2014 - Wembley : le lacrime di Will Hughes, dopo la sconfitta contro il QPR nella decisiva sfida per l'approdo in Premier League (burtonmail.co.uk)
24 Maggio 2014 – Wembley : le lacrime di Will Hughes, dopo la sconfitta contro il QPR nella decisiva sfida per l’approdo in Premier League (foto : burtonmail.co.uk)

Nonostante un’altezza dignitosa, sul metro e ottanta, il fisico è molto debole. Debole a livello aereo, chiaramente, perché la palla dai suoi piedi difficilmente viene rubata. Giocatore sempre concentrato nonostante la giovane età, per questo ricorda molto Paul Scholes, anche se rispetto a quest’ultimo non ha ancora sviluppato la propensione offensiva. Passaggi precisi e poche volte rischiosi, almeno così li fa sembrare, abbinati ad un’ottima propensione ai contrasti. Un giocatore che, se continuerà a maturare seguendo la via del regista centrale-difensivo, potrebbe tranquillamente diventare un “Joe Allen mancino“. Quest’ultimo sembra essersi perso, ma ricordiamocelo ai tempi dello Swansea … ecco.

Nella stagione in corso, sono state ben 12 le volte (compresa la sfida giornaliera in casa dell’Ipswich Town) in cui ha disputato l’intera partita. L’esatto 50% delle sfide fin ora giocate dal Derby County, che anche grazie al “giovane biondo” si trova in vetta alla Championship a pari merito con il Bournemouth.

Dal 1899 ad oggi : i passi falsi dei ragazzi di Anfield

Dal 1899 ad oggi : i passi falsi dei ragazzi di Anfield

Non è mai un piacere subire tre reti nel giro di 10′, specialmente in una partita fondamentale per la lotta al titolo, ma il Liverpool non è certo nuovo a situazioni del genere. L’hat-trick di marcature subite dal 79° all’88° in quel di Londra, al Selhurst Park del Crystal Palace, ha teoricamente compromesso le opportunità di tornare a vincere la Premier League per la rosa guidata da Brendan Rodgers. Un passo falso che ha fatto tornare in mente ai più fedeli e storici tifosi Reds un paio di “stagioni sfortunate”.
Parliamo di queste : 1898/99, 1967/68, 1968/69, 1971/72, 1973/74, 1974/75, 1988/89, 2006/07.

Focus sul capitano Stevan Gerrard alla fine della partita contro il Crystal Palace (bleacherreport.com)
Focus sul capitano Stevan Gerrard alla fine della partita contro il Crystal Palace (bleacherreport.com)

. 1898/99 (Aston Villa 45, Liverpool 43, Burnley 39)

29 Aprile 1899, Villa Park, Aston Villa-Liverpool. Quando ancora i trasferimenti si effettuavano con un massimo di tre/quattro cifre totali e le vittorie valevano 2 punti, a Birmingham i Reds si presentano con un punto di vantaggio e a 90′ dalla vittoria del primo titolo nazionale. Si trattava solamente della quarta partecipazione in Division 1, su sette campionati totali dalla nascita del calcio, ma il disastro cui andarono incontro fu epocale : sconfitta per 5-0, sorpasso in classifica e quarto titolo, in sette stagioni, per i Villans.
Liverpool 1898/99 / RosaFoto

. 1967/68 (Manchester City 58, Manchester United 56, Liverpool 55)

Dal 1899 al 1967 arrivano 7 titoli nazionali, molti giocatori di rilievo passarono per Anfield (Gordon Hodgson e Billy Liddell su tutti) ma lo spettro si ripresentò. Un campionato che non avrebbero vinto ugualmente, nonostante le 25 reti siglate da Roger Hunt, per la differenza reti e le maggiori vittorie da parte del Manchester City. Sconfitta finale, per 2-1, nel vecchio Victoria Ground dello Stoke City.
Liverpool 1967/68 / RosaFoto – Video

. 1968/69 (Leeds 67, Liverpool 61, Everton 57)

Non propriamente scossi dal finale della stagione precedente, visto che una vittoria all’ultima giornata non avrebbe ugualmente regalato il titolo, nella stagione successiva si mangiano il titolo nelle ultime quattro giornate. Ultimo mese, dal 22 Aprile al 17 Maggio, in cui non arriva nessuna W : pareggi in casa del Coventry City e del Newcastle United; tra le mura amiche, sconfitta contro il Manchester City e pareggio contro i futuri campioni del Leeds United. Quella del ’68/69 fu l’ultima stagione completa di Roger Hunt con la maglia dei Reds, perchè nel corso della stagione successiva passò al Bolton per chiudere la carriera.
Liverpool 1968/69 / RosaFotoVideo

. 1971/72 (Derby County 58, Leeds 57, Liverpool 57)

Di solito un’esperienza sgradevole si spera di riviverla ad anni di distanza. Se dalla prima alla seconda erano passati 69 anni, nel decennio fra gli anni 60 e 70 si presentò in ben cinque occasioni! Quella del 1971/72 fu la terza in ordine cronologico ma, probabilmente, la più dolorosa di tutte. Nell’estate del 1971 arrivò dallo Scunthorpe United un giocatore che scrisse, negli anni successivi, un pò di pagine della storia del Liverpool : Kevin Keegan.
Campionato gettato alle ortiche nelle ultime due partite, dove prima arrivò la sconfitta nello scontro diretto contro il Derby County, che comunque concesse ai Reds di mantenere la vetta, ma successivamente il pareggio nell’ultima stagionale contro l’Arsenal fece crollare tutte le speranze. Un dolore così forte che sicuramente avrà scosso i ragazzi di Anfield, poichè nelle successive 8 stagioni arrivarono 5 titoli.
Liverpool 1971/72 / RosaFotoVideo

. 1973/74 (Leeds 62, Liverpool 57, Derby County 48)
. 1974/75 (Derby County 53, Liverpool 51, Ipswich 51)

Come già riferito, dal 1973 al 1980 arrivarono 5 titoli nazionali. Ciò che non avevamo detto è questo : nelle 3 stagioni “a vuoto” si posizionarono sempre in seconda posizione. Se nel 1977/78 la superiorità del Nottingham Forest fu netta, nelle due stagioni fra il 1973 e il 1975 i Reds si giocarono i campionati con le proprie mani : in quello vinto dal Leeds United, conquistarono solamente 3 punti nelle ultime 4 giornate (ricorda nulla?); in quello vinto dal Derby County, fu decisiva una sconfitta a Middlesbrough a 180′ dalla fine del campionato.

Per tutti gli anni ’70 ed ‘80 il Liverpool visse un periodo d’oro, che fece scordare a tutti quella reputazione non proprio da vincente che si era creato. Arrivarono 11 titoli in 20 stagioni, dove quello del 1989/90 resta tutt’ora l’ultimo conquistato,  ma la cosa eclatante è che quando non arrivava la W finale si presentava comunque un secondo posto, tranne nelle stagioni 70/71-71/72-80/81. Scottante fu il secondo posto del 1988/89, con Division 1 persa nell’ultima stagionale ad Anfield contro l’Arsenal (0-2).
Anche a livello europeo dominò, con 4 Champions League vinte fra il 1977 e il 1984.

Dalla nascita della Premier League, quindi dalla stagione 1992/1993, il Liverpool non andò mai propriamente vicino alla conquista del titolo. Arrivò a giocarselo “da distante” in svariate occasioni, specialmente ad inizio terzo millennio, ma in nessuna occasione ebbe nelle proprie mani il martello per decretare se la seduta l’avrebbe chiusa in prima persona o meno.

 

Il “secondo straniero” da sacrificare?

Il “secondo straniero” da sacrificare?

Nessuna conferma e molti rumors, ma Louis Van Gaal potrebbe venire ufficializzato come futuro allenatore del Manchester United già da mercoledì prossimo. Una scelta che potrebbe mettere in dubbio il lavoro di Giggs-Scholes-Butt all’interno della società, anche per il futuro, perchè l’allenatore olandese sembra intenzionato a portarsi all’Old Trafford l’intero staff : Patrick Kluivert per gli attaccanti e come vice, Frans Hoek per i portieri, Jos van Dijk come fitness coach e, per ultimo, l’analista Max Reekers.Iniziano a circolare già i primi nomi (Thomas Muller su tutti) e le prime affermazioni contro l’ex Ajak (Ferran Soriano su tutti), ma la cosa veramente interessante risulta essere un’altra : se dovesse aggiudicarsi il ruolo, LVG sarebbe il secondo allenatore al di fuori del Regno Unito a guidare i red devils.

Louis Van Gaal e Johan Cruijff ai tempi dell'Ajax (provenquality.com)
Louis Van Gaal e Johan Cruijff ai tempi dell’Ajax (provenquality.com)

Era l’8 Giugno del 1971 quando la panchina venne affidata all’irlandese Frank O’Farrell, ruolo che ricoprì fino al 19 Dicembre del 1972. Era una società diversa, ormai non abituata a vincere e a secco di trofei dal 1967. Molti piazzamenti “disonorevoli” e a livello storico-manageriale ricorda molto questo periodo : nel 1969 mollò l’incarico, dopo 25 stagioni, il leggendario Matt Busby e nei successivi tre anni vennero cambiati quattro manager, oltre al ritorno dello stesso “Busby babes”. 25 stagioni alla guida dei red devils, due in meno di Sir Alex Ferguson, ed un addio che aveva lasciato una voragine a livello di spogliatoio e di guida della società, guarda caso un pò come con Sir Alex. La svolta arrivò con Tommy Docherty, scozzese, che offrì costanza di risultati e guidò la squadra dal 1972 al 1977.
Docherty era l’allenatore che arrivò dopo lo “straniero irlandese”, quindi il ruolo di Van Gaal (“il secondo straniero”) potrebbe rivelarsi un viatico necessario per il ritorno ai massimi livelli? Battuta o meno, il futuro ci offrirà delle risposte.

Frank O'Farrell, durante la sua esperienza all'Old Trafford dal '71 al '72 (thescore.ie)
Frank O’Farrell, durante la sua esperienza all’Old Trafford dal ’71 al ’72 (thescore.ie)

Super Kev saluta il manto erboso

Super Kev saluta il manto erboso

Notizia fresca di giornata, quella riguardante la voglia di ritirarsi dal calcio giocato da parte di Kevin Philips. Un ritiro che diventerà ufficiale sabato prossimo, esattamente il 3 Maggio, quando il suo Leicester City ospiterà il Doncaster Rovers al King Power Stadium.
Visti i 41 anni dietro l’angolo, un momento perfetto per effettuare questo passo : la squadra guidata da Nigel Pearson è già promossa in Premier League da settimane e, quindi, quale modo migliore di abbandonare se non nell’ultima partita casalinga dove il pubblico sarà totalmente entusiasta?

Baldock, la città dove inizia la carriera di Kevin Philips (bdp.com)
Baldock, la città dell’inizio (bdp.com)

Considerato da molti un “fulmine”, per la sua eclatante prima stagione in massima divisone, negli ultimi anni di carriera si è trasformato in un vero e proprio traghettatore da Championship. Dal West Bromwich Albion al Leicester City, passando per il Crystal Palace, hanno beneficiato del suo apporto per approdare in Premier League, con l’attaccante che è rimasto fedele solamente alle Eagles una volta raggiunto l’obiettivo. Infatti, se in questa occasione c’è di mezzo il ritiro, nel 2008 preferì il più blasonato Birmingham City ai Baggies.
Anche da più giovane effettuò la magia, ma di questo parleremo a breve…

Cresciuto nelle giovanili del Southampton, dove passa dall’adolescenza all’età adulta, per il suo fisico non proprio possente veniva utilizzato come laterale difensivo. Ruolo che avrebbe coperto anche in futuro se nella sua prima esperienza al Baldock Town, squadra semi-professionistica, l’allenatore non fosse stato costretto ad utilizzarlo come attaccante a causa di una serie di infortuni.
La sua carriera da professionista prende il via solamente nel Dicembre del 1994, quando il Watford lo porta in First Division, l’attuale Championship. Dopo due anni, con anche una retrocessione di mezzo, il Sunderland punta su di lui e in 24 mesi, con un totale di 54 reti in 72 partite, compie la magia di cui parlavamo in precedenza e traghetta i black cats in Premier League. Un campionato che vedrà costantemente fino al 2006, per poi incrociarlo nuovamente solamente dal 2009 al 2011 e la stagione scorsa ma mai da protagonista.

Kevin Philips, 27enne, alla prima stagione in Premier League (live4soccer.co.uk)
Kevin Philips, 27enne, alla prima stagione in Premier League (live4soccer.co.uk)

Con previsioni giornalistiche di un massimo di 5/6 reti nella sua prima apparizione in Premier League, l’allora 27enne Kevin lasciò a bocca aperta tutti con una stagione sublime : le 6 reti pronosticate le produsse già entro il 18 Settembre, per poi concludere la stagione con un totale di 30 reti siglate in 36 partite disputate. Un risultato che portò il Sunderland al 7° posto in classifica, il migliore da decenni, ma che non concesse ai black cats di effettuare la Coppa UEFA, vista la vittoria della coppa di Lega da parte del Leicester City che aveva terminato il campionato alle spalle di Kevin e compagni.
Sarà il caso, sarà una semplice coincidenza, ma a compiere la beffa fu proprio quella che sabato prossimo diventerà la sua ultima squadra da giocatore professionista.

Kevin Philips con la maglia del Leicester City (dailymail.co.uk)
Kevin Philips con la maglia del Leicester City (dailymail.co.uk)

Lo rivedremo ugualmente calcare i campi, poichè farà parte del coaching staff dei Foxes nella nuova avventura in Premier League.

I numeri di Kevin Philips

Quel Brendan arrivato da Carnlough

Quel Brendan arrivato da Carnlough

Carnlough è un piccolo villaggio della Contea di Antrim, situato nel profondo nord-est dell’Irlanda del Nord e a poco meno di 60′ di macchina dalla capitale Belfast. Con una popolazione femminile paritaria a quella maschile, dove più dell’80% ha solide radici cattoliche, nel lontano 26 Gennaio del 1973 nacque un futuro allenatore che negli ultimi anni ha riscosso gran successo in Inghilterra : stiamo parlando di Brendan Rodgers, attuale traghettatore di un Liverpool che sta facendo sognare la tifoseria più blasonata della contea del Merseyside.
Con il calcio come siamo abituati a vederlo noi occidentali il rapporto di Brendan non fu immediato, poichè fino all’età di 13 anni praticò quello gaelico, dove le squadre sono composte da 15 giocatori e il fine del gioco è più rugbystico che calcistico. Con il ruolo da difensore cucito addosso e dopo aver giocato per la nazionale scolastica del proprio paese e per il Ballymena United, squadra che distava poco più di 20 km dalla sua Carnlough, all’età di 17 anni si trasferì in Inghilterra, precisamente a Reading, dove riuscì ad avere una carriera fino all’età di 20 anni, quando per un problema genetico alle ginocchia dovette abbandonare l’attività agonistica. Lo spirito da insegnante colpì la dirigenza dei Royals che gli offrirono il ruolo di allenatore delle giovanili, e l’allora 21enne lo mise sullo stesso livello della sua carriera da difensore in campionati non professionistici, quest’ultima terminata all’età di 23 anni con il Newbury Town.

Brendan Rodgers, 17 anni, nella sua esperienza al St.Patrick's College di Ballymena
Brendan Rodgers, 17 anni, nella sua esperienza al St.Patrick’s College di Ballymena (dailymail.co.uk)

Era un ragazzo come tutti quelli dell’Irlanda del Nord, andato in Inghilterra per cercare gloria. A differenza degli altri, però, in famiglia aveva un cugino che stava già dicendo la sua nel lontano 1990 : era Nigel Worthington, figlio della sorella di sua nonna, che con lo Sheffield Wednesdey stava retrocedendo in Second Division dopo 6 anni di First. Molte squadre erano interessate a lui e la scelta del Reading fu anche a livello famigliare, poichè i propri genitori avevano piena fiducia in Ian Branfoot, un allenatore che comunque non vide mai poichè finì il proprio mandato ai Royals nel 1989. Era un giocatore ambizioso e questa sua vena la trasferì nel ruolo manageriale quando vide che gli infortuni cronici lo condizionavano, con lui stesso che a distanza di anni disse : “I wanted to be one of the world’s best young footballers; now I wanted to be one of the world’s best young coaches”.

Brendan Rodgers durante la sua avventura in blu (sbnation.com)
Brendan Rodgers durante la sua avventura in blu (sbnation.com)

Con questa convinzione riuscì a passare la successiva decade al Reading, imparando e crescendo moltissimo sotto ogni aspetto, per poi approdare al Chelsea. Era il 2004 quando Josè Mourinho, fresco allenatore dei Blues, lo chiamò per guidare da allenatore la Youth Academy, un ruolo che coprì per due stagioni prima di salire di livello e diventare Team Manager. La sua esperienza nei dintorni dello Stamford Bridge terminò nel Novembre del 2008, quando un’altra formazione londinese richiese i suoi servigi per far brillare la prima squadra. Si trattava del Watford, militante in Championship, dove il nord-irlandese riuscì a piazzarla in 13a posizione nella sua prima grossa esperienza, dopo un inizio fatto di otto sconfitte e due sole vittorie.
Anche grazie ad un compenso che non si poteva rifiutare, parliamo di 1M£, il ragazzo di Carnlough torna al Reading nell’estate del 2009. Dalle parti di Watford lo ringraziano ma allo stesso avrebbero voluto rimanesse, anche perchè il ritorno ai Royals non è certo dei migliori : è il Dicembre del 2009 quando, in accordo con la società, abbandona il proprio ruolo.

Brendan Rodgers al Liberty Stadium di Swansea (Galles)
Brendan Rodgers al Liberty Stadium di Swansea (swanseacity.net)

E’ il 16 Luglio 2010 quando inizia la storia di un amore, sia tra i tifosi della squadra con cui firma che con il resto degli appassionati di questo mondo sportivo. La chiamata arriva dal sud del Galles, precisamente da Swansea, dove al termine di una stagione in cui offre un gioco “alla Arsenal” riesce a portare la compagine in Premier League, sfatando così il mito delle squadre gallesi che non erano mai riuscite ad approdare nella massima divisione del calcio inglese.
La qualità del gioco riesce a portarla pure da Anfield all’Old Trafford, dal White Hart Lane al Goodison Park, terminando la stagione con un ottimo 11° posto finale che gli regala, a livello personale, un rinnovo triennale fino al 2015.
Un patto che non verrà rispettato, perchè da Liverpool lo vogliono e una chiamata da Anfield non si può rifiutare, specialmente da un giovane ed ambizioso allenatore come Brendan. Dopo una prima stagione in cui l’identità del suo gioco non ha avuto costanza, portando così i Reds alla 7a posizione finale, nella stagione in corso sta effettuando un vero e proprio miracolo. Un miracolo che potrebbe sfociare in un titolo che i sostenitori da “You’ll never walk alone” non vedono dalla stagione 1989/1990, quando alla guida della squadra c’era Kenny Dalglish, proprio l’allenatore a cui Rodgers ha “rubato” il posto.

Brendan Rodgers durante l'ultima trasferta del suo Liverpool a Norwich (Michael Regan/Getty Images Europe)
Brendan Rodgers durante l’ultima trasferta del suo Liverpool a Norwich (Michael Regan/Getty Images Europe)

L’idraulico che, a causa di un infortunio, potrebbe darla vinta a Luis Suarez

L’idraulico che, a causa di un infortunio, potrebbe darla vinta a Luis Suarez

La stagione disputata da Luis Suarez non ha bisogno di altre presentazioni ed è figlia di una costanza di marcature che ben poche volte si sono viste in suolo britannico. Dopo aver pareggiato il record del calciatore più veloce a raggiungere le 20 reti siglate in stagione, era il 1° Gennaio quando pareggiò il record di Andy Cole ma con solamente 15 partite disputate, ora è solamente ad una rete dal record complessivo stagionale. Prendendo lo schema a 38 partite della Premier League degli ultimi decenni, meglio di lui hanno fatto solamente due giocatori : Alan Shearer e Cristiano Ronaldo con 31 marcature.
Il primo le raggiunse con la maglia dei Rovers nell’annata 1995/1996 e il secondo con quella dei Red Devils nella sua penultima stagione in Inghilterra datata 2007/2008. Cifre imbarazzanti quelle del 27enne sud-americano, giustamente riconosciute, ma anche il mito inglese e il pallone d’oro in carica non fecero vivere sonni tranquilli agli analisti : 31 in 35 partite per il primo, 31 in 34 partite per il secondo. Una totalità di partite che el pistolero non raggiungerà mai, poichè con le ultime tre sfide di campionato potrà toccare un massimo di 33 partite disputate.

L'evoluzione di Luis Suarez in due stagioni, in una statistica di inizio Marzo 2014
L’evoluzione di Luis Suarez nelle ultime due stagioni, in una statistica di inizio Marzo 2014 (eplindex.com)

17 reti ad Anfield e 13 reti in trasferta, non lo rendono ugualmente il miglior marcatore del Regno Unito, poichè in Scottish League Two c’è un giocatore, guarda caso del 1987 come el luisito, che è stato in grado di mettere a referto 30 reti stagionali. Si chiama Rory McAllister, con un passato nelle Under della nazionale scozzese ma mai sbocciato e con una storia che ricorda molto quella di Grant Holt : dopo aver guadagnato il titolo di miglior giocatore della 2nd Division scozzese per due anni di fila, nel 2011 accetta di finire al Peterhead, squadra aapunto della League Two, giusto per non ritirarsi definitivamente dal calcio ma allo stesso tempo per poter stare vicino alla sua città natale Aberdeen, dove durante la giornata effettua il lavoro di idraulico per non ritrovarsi senza nulla a carriera terminata. 40 minuti di silenzio, come i km che effettua da Aberdeen a Peterhead il giovane Rory, per una classica storia di passione del calcio britannico.

Schedule delle 30 reti siglate da Rory McAllister, fino al 19 Aprile 2014
Schedule delle 30 (+1) reti siglate da Rory McAllister, fino al 19 Aprile 2014

Dopo essere diventato il primo giocatore della storia non militante in Scottish Premiership ad aver vinto il premio di giocatore del mese di Aprile della SPFL (Scottish Professional Football League), il sogno di poter continuare a lottare contro l’attaccante del Liverpool sembra essere svanito. Nell’ultima partita di campionato ha subito una profonda ferita alla tibia, con tanto di viaggio all’ospedale per cucire il profondo taglio, che sembra lo terrà fuori fino al termine della stagione.
Nonostante ciò, l’allenatore Jim McInally non ci pensa nemmeno a darla vinta all’uruguaiano : “Sembra starà fuori per la stagione? Beh, non ci resta che usarlo a gettone così da farlo rimanere davanti a Luis Suarez”.
Quale sarà l’epilogo della novella?

Rory McAllister, con il Player of the Month del mese di Aprile 2014 della SPFL
Rory McAllister, con il Player of the Month del mese di Aprile 2014 della SPFL

L’inglese “che si crede francese” l’ha fatta grossa?

L’inglese “che si crede francese” l’ha fatta grossa?

Al 72° minuto della sfida tra Hull City e Newcastle United, il 24enne centrocampista David Meyler dei tigers si è visto rifilare in pieno volto una testata da parte dell’allenatore dei magpies Alan Pardew, quest’ultimo con un comportamento poco sportivo per rallentare una rimessa che ha portato ad una spinta del giovane ai suoi danni. Classica situazione in cui non si dovrebbe fare nulla, metterci una pietra sopra, perchè l’agonismo lo si può far sfogare in queste piccole situazioni : Pardew ha sbagliato all’inizio ed alla fine, visto anche il netto vantaggio (3-1) della propria formazione, mentre Meyler ha sbagliato nell’irritarsi per un brutto gesto, questo sì, ma che ha fatto perdere al massimo 2/3 secondi.
Per ogni tipo di commento, a voi il video del misfatto.

Alan Pardew Brocca

Di seguito il referto della FA, che si pronuncerà non prima del 6 di tale mese :

Newcastle United manager Alan Pardew has been charged in relation to an incident in his side’s game against Hull City on 1 March 2014.
It is alleged that in the 72nd minute of the fixture, Pardew was involved in an incident with a Hull City player that amounted to improper conduct.
Due to the serious violent and/or aggressive nature of the reported behaviour this case has been designated as non-standard.
Pardew has until 6pm on Thursday 6 March 2014 to respond to the charge.